Procida – Con l’arrivo della primavera la Riserva Naturale dello Stato Isola di Vivara torna a essere uno dei punti più interessanti del Tirreno per osservare e studiare l’avifauna in migrazione. Nel giro di poche settimane, con l’aumento delle temperature e la ripresa dell’attività biologica, l’isola diventa una tappa strategica lungo le rotte che attraversano il Mediterraneo: un luogo dove molte specie si fermano per il tempo necessario a rifocillarsi, recuperare energie e riprendere il viaggio verso i siti riproduttivi. Per altre, invece, Vivara rappresenta una destinazione vera e propria, con condizioni favorevoli anche alla nidificazione.
Tra gli avvistamenti e le catture scientifiche registrate in questo periodo compaiono specie tra le più tipiche della migrazione primaverile: assioli, luì piccoli, fiorrancini, tordi bottacci, capinere, pettirossi e numerosi altri passeriformi. Presenze che, al di là del fascino naturalistico, confermano il ruolo dell’isola come hotspot per la biodiversità: un nodo ecologico capace di concentrare, in uno spazio ridotto, un elevato numero di individui e specie, grazie alla varietà di microhabitat, alla copertura vegetazionale e alla relativa tranquillità garantita dallo status di area protetta.
A sostenere e documentare in modo rigoroso questa ricchezza è un progetto di monitoraggio dell’avifauna basato sull’inanellamento scientifico, frutto di un accordo di collaborazione tra il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e la Riserva Naturale dello Stato Isola di Vivara. Il coordinamento dell’iniziativa è affidato a Domenico Fulgione; la responsabile scientifica è Maria Buglione. L’obiettivo è raccogliere dati utili a comprendere meglio tempi di passaggio, composizione delle comunità, condizioni corporee degli individui e, soprattutto, la connessione tra i diversi punti della migrazione, ricostruendo tratte e soste con maggiore precisione.
Gli esemplari vengono prelevati per un periodo limitato, il tempo strettamente necessario alle operazioni previste dai protocolli: identificazione della specie, valutazione di parametri biometrici, registrazione delle informazioni e applicazione dell’anello. Le attività di marcatura sono curate da Alessio Usai e Federica Di Lauro; dopo la “registrazione” gli animali vengono rilasciati immediatamente nel loro ambiente. L’inanellamento, infatti, non è un semplice conteggio: associando a ogni individuo un codice univoco, consente di riconoscerlo in caso di ricattura o segnalazione successiva in un altro sito, trasformando una singola osservazione in un tassello di una rete informativa più ampia.
È proprio questa continuità di dati a rendere l’attività particolarmente preziosa: permette di stabilire con maggiore accuratezza le rotte migratorie, di “mappare” le specie che scelgono Vivara e di valutare come cambiano nel tempo abbondanze e periodi di transito. Informazioni che possono contribuire anche a leggere fenomeni più ampi, come le variazioni legate al cambiamento climatico, alla disponibilità di risorse lungo le rotte e alle pressioni ambientali che interessano aree di sosta e riproduzione.
Nel quadro complessivo, Vivara continua quindi a svolgere una funzione essenziale: per alcuni migratori è una pausa breve ma decisiva, per altri un luogo dove fermarsi più a lungo e avviare la stagione riproduttiva. La presenza di vegetazione, aree di rifugio e fonti alimentari rende l’isola un punto di appoggio naturale, capace di offrire condizioni favorevoli in una fase del viaggio in cui il consumo energetico è elevato e la scelta della sosta può incidere sul successo migratorio e riproduttivo.
Le attività di ricerca sull’avifauna rientrano in una piattaforma più ampia di studio, monitoraggio, tutela e valorizzazione dell’ecosistema di Vivara. In questa cornice, il comitato di gestione della Riserva, d’intesa con la proprietà dell’isola, ha coinvolto direttamente enti di ricerca e dipartimenti universitari campani, puntando su un modello di gestione che unisca conoscenza scientifica e protezione concreta degli habitat.
La primavera, con l’intensificarsi dei passaggi, rappresenta dunque un periodo chiave per osservare la biodiversità in movimento e per consolidare una base di dati utile sia alla comunità scientifica sia alle future strategie di conservazione. Vivara, ancora una volta, si conferma così laboratorio naturale e crocevia della migrazione nel Mediterraneo.