Napoli – Procida e il cinema legate da un sottile file rouge sulle tracce lasciate da Fabrizio Borgogna. Basterebbe ciò per descrivere l’isola, le pellicole girate sul territorio e l’indimenticato ex assessore del comune di Procida. Un sogno diventato realtà proprio grazie a chi ha creduto da subito alle potenzialità dell’isola e dalla possibilità che il cinema poteva offrire all’isola in termini di visibilità e anche e soprattutto di cultura.

Proprio sulle parole di Fabrizio Borgogna si è aperta ieri l’altro, la nona edizione del Procida Film Festival, ormai riconosciuta rassegna cinematografica che si inquadra tra le prime in Italia. L’edizione quest’anno ha visto la partecipazione di diverse centinaia di pellicole giunte da ogni angolo del mondo. Iran, America latina, kosovo, USA, Italia, paesi europei,  ecc .  Il tutto organizzato sotto occhio vigile del patron Geppino Borgogna e la sua maniacale cura di ogni dettaglio, .   

La serata è stata scandita dagli interventi del direttore artistico Francesco Bellofatto che ha ripercorso la storia del Film Festival e dalla madrina e presentatrice della prima serata il noto volto della Televisione Italiana Hoara Borselli, accompagnata dal suo manager Ugo Autuori che collabora con il Festival da tempo.

In abito nero molto elegante – impreziosito da due occhioni azzurri – la Borselli ha letteralmente affascinato la platea in sala, discorrendo e dialogando con gli ospiti che di volta in volta la hanno affiancata sul palco.

Attena ad ogni particolare, ha saputo accompagnare le persone in sala e le migliaia collegate via streaming nella narrazione delle opere che venivano proiettate. Tanti i temi affrontati nei cortometraggi: la guerra, il covid, la morte, la pandemia, l’ambiente, equità sociale, tematiche molto centrali anche nel dibattito politico di questi anni.

Un lungo applauso ha scandito ogni proiezione in poco più di due ore trascorse incollati alle poltrone.

«Una carica emotiva ancora più forte anche perché dettata dal momento terribile che abbiamo vissuto, come quello di vedere i nostri cari purtroppo non farcela di fronte al virus e non avere nemmeno il tempo di salutarli» – ha detto la Borselli – «Eh sì, la libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando inizia a mancare» commentando un corto sulla pandemia e di quanto abbia segnato l’esistenza umana.

Dopo i corti e documentari la serata è stata anche l’occasione per il ricordo di tre grandi interpreti della cinematografia mondiale.

Sul palco Paolo Lubrano con “La diva Più amata” su Sofia Loren. «Più che un libro una storia universale. La storia di una ragazza che partendo da zero riesce a raggiungere il top nella vita».

Di lì a poco, la nipote di Eduardo De Filippo la regista Patrizia Fregonese De Filippo. «La nipote dell’altro De Filippo» come l’ha presentata il direttore Artistico Bellofatto. La storia di Eduardo Scarpetta, che ha dato la via all’inesauribile dinastia dei De Filippo.

In conclusione, il grande Federico Fellini a poco più di cento anni dalla nascita.  “Fellini e l’alter ego” un film collage fatto di dodici spezzoni di film – montato da Graziano Marraffa – in un viaggio nella cinematografia del grande regista con le interpretazioni di noti attori a cui Fellini faceva recitare una parte in cui si identificava. 

Dopo la serata di ieri si prosegue oggi con l’anteprima nazionale di “lo, nel gioco delle seduzioni”, ispirato al romanzo di Lidia Ravera, per la regia di Vito Zaganio. Tra i cortometraggi in concorso, “La sfida di Pulcinella” di Angelo Iannelli e “Il canto del mare” di Walter Della Mura, tra i documentari “Fighting Souls” di Stratos Cotugno e “Tonino” di Gaetano del Mauro”.

Domani si chiude con “Fuoco su di me” di Lamberto Lambertini, prima dello spettacolo «Cenerentola è nata a Napoli», un recital della cantante Rosa Chiodo.

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