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Raccontare il presente, capire il futuro

Il portone, simbolo di accoglienza, metafora di apertura al mondo

DiRedazione Procida

Mag 15, 2022

Gino Finelli – Arrivare a Procida desta sempre una certa emozione specie al tramonto con il calare del sole, quando i colori così variegati delle case, con il riflesso della luce creano una atmosfera di magia, un po retrò, ma molto toccante per chi   arriva per la prima volta. Eppure, nonostante, da sempre, ho vissuto questa atmosfera, ogni volta che al tramonto raggiungo l’Isola quell’emozione si ripete e mi infonde una piacevole sensazione di leggerezza, alimentando i miei pensieri e favorendo le mie divagazioni.

E’ successo tutto questo anche questa volta e, nonostante lo sbarco è un percorso complesso tra auto, motorini e la folla di turisti, superato l’ostacolo del porto, per così dire confine tra la disorganizzazione e la bellezza naturale, tutto poi continua a recarmi una sensazione oltre che gradevole anche di grande serenità

E, proprio questo fine settimana, quello dell’inizio della bella stagione, la folla di visitatori in giro per i luoghi suggestivi del territorio, l’ho vissuta come una rinnovata possibilità di dare al territorio uno slancio in positivo sia sul paino del decoro, che della accoglienza, da sempre tallone di Achille della realtà isolana.

Ed allora difronte a un così particolare momento del quale ci dobbiamo tutti rendere partecipi, accettando anche piccoli sacrifici e modifiche delle abitudini, troppo spesso singolari e poco corrette sotto il profilo della vivibilità, bisogna che anche i nostri atteggiamenti, spesso di chiusura e privi di quella disponibilità nei confronti dei visitatori, mutino rendendo così l’isola accogliente oltre che dal punto di vista naturalistico anche sociale.

E’ accaduto invece che un attore di fama, protagonista di numerosi lavori cinematografici e televisivi, per essere entrato in uno degli splendidi portoni, tanto decantati e pubblicizzati con i giardini a sbalzo sul mare, sia stato cacciato in malo modo, solo per avere osato guardare l’interno del portone e chiesta informazione al suo proprietario. Quest’ultimo lo invitava ad uscire usando anche parole di pessimo gusto e profondamente sgarbate.

L’attore dopo aver chiesto scusa spiegava che, essendo il portone aperto, aveva immaginato che facesse parte di uno di quei percorsi storici descritti nei dépliant.  Ma la spiegazione a nulla è valsa per il nostro concittadino che ha continuato con il suo turpiloquio.

Ed allora difronte a un simile episodio, che mi è stato riferito dal diretto interessato, poco o nulla sono valse le mie giustificazioni.

Purtroppo episodi del genere non sono una rarità e non sono l’eccezione che, semmai è rappresentata dai pochi che sono a disposizione, in modo educato, per spiegare la nostra Isola, la nostra storia e  le sue bellezze.

E a questo, proprio a questo serve la cultura, a modificare gli atteggiamenti di una  atavica insofferenza e di disturbo verso il visitatore, da sempre considerato invasivo.

Il nostro popolo di naviganti, di uomini esperti del mare, che dal mare ha tratto beneficio e ricchezza, ha compreso che vi è anche la possibilità di utilizzare quel mare a fini produttivi di tipo turistico e dunque   tutti si sono industriati per dare la più ampia offerta di ospitalità, modificando le loro case, migliorandole sotto l’aspetto dell’estetica, della pulizia e del decoro, e imparando così a vivere anche di turismo. Un tempo in ogni casa vi era un libretto di navigazione, oggi si può dire che in ogni casa vi è un BB, una casa vacanza o un affitta camere. E dunque poiché di fatto è avvenuto l’adeguamento ad uno sviluppo diverso da quello conosciuto attraverso la navigazione, è tempo anche che si impari a cambiare atteggiamento e che ci si sappia comportare.

Molti guadagneranno da questa immensa pubblicità, molti saranno direttamente protagonisti, e una larga fetta riuscirà, anche se in piccolo, ad ottenere ampi benefici. Ma coloro che non saranno coinvolti o non avranno le possibilità o la volontà di utilizzare questo momento, hanno ugualmente il dovere di farsi parte attiva affinché dell’Isola rimanga un ricordo bellissimo e il piacere di ritornarci.

Siamo ad un bivio e dobbiamo scegliere la strada da percorrere che ci porterà a un approdo sicuro, e quella strada non può che essere quella del turismo culturale, unica attrattiva possibile per questo piccolo territorio.

L’Isola che non isola non deve isolare e non deve isolarsi. Il portone non deve essere dunque il limite fisico e inesplorabile, ma deve diventare simbolo reale di accoglienza, metafora di apertura al mondo

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